Alzheimer: nuovi studi danno una speranza di guarigione dalla malattia
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Alzheimer: nuovi studi danno una speranza di guarigione dalla malattia

Nell'ultimo anno sono stati eseguiti numerosi studi sull'Alzheimer che hanno portato a scoperte fondamrntali per la prevenzione e la cura della malattia.

L’Alzheimer è una delle malattie più subdole della nostra epoca. Si tratta di una demenza degenerativa invalidante che, solitamente, si manifesta in età presenile. Attualmente coinvolge 45 milioni di anziani in tutto il mondo, ma la cifra è destinata a salire nei prossimi trent’anni.

Sono stati molti gli studi che si sono succeduti in questi anni per tentare di combattere una malattia contro cui, al momento, non esiste una cura definitiva.

I fattori scatenanti

Un recente studio, condotto di una commissione costituita da 24 esperti internazionali della malattia, ha chiarito quelli che sono i 9 fattori di rischio che ciascuno di noi dovrebbe conoscere per migliorare la prevenzione alla demenza senile. Questi sono: basso livello di istruzione, calo dell’udito, ipertensione, obesità, fumo, depressione, scarsa attività fisica, diabete e scarsa vita sociale.

È curioso notare che, due di questi abbiano un’origine non strettamente fisica o mentale. L’inclusione del basso livello di istruzione e della scarsa vita sociale nei fattori scatenanti dell’Alzheimer, apre nuovi scenari nello studio della malattia. Il cervello, secondo questo studio, va “allenato” come il resto del corpo. Se lo si stimola attraverso lo studio e l’attività intellettuale, è più pronto a reagire a determinati pericoli come, appunto l’Alzheimer. Simile è anche la spiegazione relativa alla scarsa vita sociale. Stare insieme ad altre persone, stimola il confronto e, conseguentemente, attiva parti del cervello che risulterebbero dormienti. Dal linguaggio, alla postura, fino alle cognizioni che a noi sembrano più banali, il cervello, raffrontandosi con altri “suoi simili” è spinto a non lasciarsi andare e a rimanere attivo, sviluppando, così, una maggior resistenza.

Un laser contro l’Alzheimer

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Quanto detto prima è confermato anche da uno studio recente fatto da alcuni ricercatori della Columbia University. È stato scoperto, infatti, che, l’Alzheimer non cancella i ricordi, ma, semplicemente li blocca.

Questa scoperta è una svolta per il mondo scientifico perché, per la prima volta, dimostra che questa malattia si può curare. Se, infatti, i ricordi, ci sono ancora, è possibile sbloccarli. Finora la ricerca si basa sullo studio di topi affetti da Alzheimer. Gli scienziati, hanno appurato che, attraverso un laser, era possibile riattivare i neuroni contenenti i ricordi bloccati.

Se quanto scoperto sui topi, dovesse risultare valido anche per gli esseri umani, si apriranno nuove strade nel campo della ricerca di un trattamento efficace contro la malattia: un domani potremmo avere farmaci in grado di stimolare il cervello al punto da riattivare i ricordi.

Proteina Tau

L’ultimo studio per cercare di sconfiggere l’Alzheimer è stato condotto da un team di scienziati britannici del laboratorio di Biologia Molecolare di Cambridge, in collaborazione con l’Indiana University.

Questi hanno utilizzato il tessuto cerebrale da una donna di 74 anni che è morta dopo essere stata affetta da Alzheimer per studiare la proteina Tau. Per chi non lo sapesse, questa è la proteina che si modifica in un paziente affetto dalla malattia. Ebbene, grazie ai progressi in materia di microscopia è stato possibile “fotografare” la proteina Tau modificata, descrivendola in maniera dettagliata. Questo potra’ portare in tempi non lunghi allo studio di farmaci mirati molto piu’ efficaci di quelli attuali.

Qualcosa, dunque, si muove dal punto di vista della lotta all’Alzheimer. La scienza sta facendo passi da giganti da questo punto di vista per provare a salvare quella parte di noi che ci accompagna da quando nasciamo e, senza cui, non siamo nulla: i ricordi.

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