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La classifica dei 5 cibi anti-infarto

L’infarto è una delle principali cause di decesso soprattutto nell’Occidente. Solo il cancro, infatti, provoca più morti al cospetto delle malattie cardiovascolari. Per prevenire danni irreversibili al muscolo cardiaco, però, non basta soltanto una vita che sia il meno sedentaria possibile e controlli medici adeguati. Sul Jama una ricerca ha stilato la classifica dei cibi da introdurre nelle diete per ridurre le probabilità di morte e di quelli da mangiare in dosi decisamente moderate. A consigliare una dieta moderata sono i ricercatori della Tufts University, che hanno studiato le abitudini alimentari degli americani e i rischi correlati ad un bilanciamento scorretto della dieta quotidiana. I dati raccolti oltreoceano hanno evidenziato che 4 americani su 10 si sarebbero salvati dalla degenerazione delle malattie cardiovascolari se avessero osservato una dieta più sana.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già spianato la strada nella scelta di determinati prodotti utili per prevenire le malattie cardiovascolari, ma questa ricerca conferma un dato: il consumo di questi prodotti in quantità e percentuali differenti da quelle indicate dagli esperti può provocare malattie in grado di degenerare fino al decesso.

I cibi buoni

Tra i cibi che svolgono un ruolo da assoluti protagonisti nella lotta all’infarto spiccano le noci, i cui gherigli vantano proprietà benefiche in grado di evitare – da sole – l’8,5% degli infarti americani, e il pesce ricco di grassi Omega 3, tra cui rientra anche il pesce azzurro, la cui carenza ha provocato diversi infarti fino al 2012. Molto importante è anche la presenza di frutta e verdura, a cui è fondamentale accompagnare anche i cereali integrali e i grassi polinsaturi.

I cibi da evitare

L’analisi della Tufts University stila anche il ranking dei cibi da evitare. È importante ridurre il sodio – contenuto principalmente nel sale da cucina – ma anche carni rosse, salumi e bevande ricche di zuccheri. Buona parte della popolazione americana per anni ha consumato quantità esagerate di queste categorie alimentari, finendo per moltiplicare a dismisura i rischi di disfunzioni cardiache. Il più grande nemico per la salute umana è però il sodio: se giornalmente un individuo ne assume 2 grammi aumenta di quasi il 10% le possibilità di infarto.

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Le differenze alimentari

Molto dipende, però, anche da fattori non strettamente legati ai cibi assunti. Secondo lo studio statunitense, l’incidenza dipende anche dal sesso, dall’età e dal gruppo razziale. L’incidenza del cibo nella prevenzione di malattie cardiovascolari incide maggiormente nelle donne che negli uomini. Tra i giovani, sono ben 6 su 10 a morire per un infarto provocato da cattive abitudini alimentari, quasi il doppio della statistica tra gli over 65. Anche i fattori razziali possono incidere: il consumo di cibi salutari risulterebbe infatti più importante per neri, ispanici e bianchi, le cui percentuali di decesso per infarto sfiorano una media del 50%. A prescindere da età, sesso e religione, però, una dieta equilibrata resta alla base di uno stile di vita corretto, in grado di prevenire complicazioni riguardanti sopratutto gli organi vitali.

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