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Blair torna contro la BrExit, ma non è un po’ tardi?

A volte ritornano. In più  occasioni, per far sentire la loro voce anche in situazioni in cui si potrebbe fare a meno di un’opinione in più. La Gran Bretagna ritrova così Tony Blair, laburista e premier inglese dal 1997 al 2007. Nella politica recente ha ricoperto il ruolo di inviato della pace in Medio Oriente per conto dell’ONU, almeno fino al 2015. Nel momento in cui il dibattito sulla BrExit si è fatto più vivo, il politico ha deciso di tornare a occuparsi delle questioni interne alla sua nazione.

La sconfitta bruciante del remain non è andata giù a Blair, che ora vuole ribaltare la situazione. L’obiettivo del laburista è portare a una seconda votazione, informando però in modo più efficace i cittadini sulle conseguenze della loro scelta. Proprio questo sarebbe mancato nel referendum, provocando la vittoria del leave: la consapevolezza dei risultati di una simile decisione. La modalità con cui Blair pare voglia ottenere un secondo voto è una sorta di ribellione, culturale o meno, in parte già avvenuta nei giorni successivi al referendum. Fatti già condannabili all’epoca, quando l’amarezza per un esito che ha scontentato 4 britannici su 10 era forte. Ora però il tempo è passato, e la tanto sbandierata democrazia inglese deve accettare le conseguenze delle decisioni dei suoi cittadini.

Per carità, è comprensibile che il convinto laburista e socialista Blair desideri un Regno Unito all’interno dell’Unione Europea. Un apparato comune, un senso di appartenenza in fondo sempre cercato dagli ideali in cui crede. Ciò che stona con il contesto britannico è la modalità d’azione con cui si propone di proseguire su questa strada. Il suffragio universale porta al voto ogni cittadino maggiorenne, con tutte le varianti che questo può comportare. Decidere di annullare l’esito di un referendum di portata epocale sarebbe una delle mosse più anti-democratiche che la recente storia europea ricordi. La definizione migliore dell’atteggiamento di Blair arriva da Iain Duncan Smith, ex ministro conservatore: “Arrogante”. In una parola, cercare un nuovo referendum per bloccare la BrExit è arrogante. Nei confronti dei cittadini e della democrazia. Dio salvi i referendum, per quanto i loro risultati possano dividere.

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