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Sollecito, la Corte d’Appello boccia “la faccia tosta”. Niente risarcimento da mezzo milione

Tutto è bene quello che finisce bene, si dice di solito. In questo caso c’è ben poco da sorridere, perché è finita male nel novembre del 2007. Almeno si evita un’ulteriore beffa, questo sì. Perché la Corte d’Appello ha deciso di respingere la richiesta di risarcimento di Raffaele Sollecito per il periodo passato in cella. Qualcosa come mezzo milione di euro, spicciolo più, spicciolo meno.

La notizia è che almeno stavolta non ha trionfato la faccia tosta. Ci ha provato, e questo era forse l’ultimo tentativo per cogliere il massimo da una vicenda come minimo oscura. Prima improvvisandosi opinionista in televisione, confermando l’infimo livello raggiunto dal piccolo schermo, poi cercando la strada di idolo del web con battute di dubbio gusto e infine provando il colpaccio con l’elemosina, o meglio il furto, allo Stato italiano.

La Corte d’Appello di Firenze ha ritenuto contraddittorie le sue dichiarazioni nella prima parte dell’indagine, giustificando quindi la sua incarcerazione. Per questo non ha motivo di chiedere risarcimento, mica per altro. Ma basta il verdetto, la giustificazione lascia un po’ il tempo che trova.

La speranza ora è che quest’ultima sentenza ponga la parola fine a una vicenda che non si capisce come sia iniziata. Il finale, spietato ancor più che tragico, non poteva vedere lo Stato italiano pagare una figura controversa. Adesso si lasci a Meredith la possibilità di uscire dalla cronaca, per rimanere impressa nella memoria di chi l’ha conosciuta. L’amarezza per una verità mai rivelata rimarrà sempre. Quella per un’ulteriore schiaffo alla dignità del nostro Paese per fortuna no. E ci mancherebbe altro.

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