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Nasce il Daspo urbano, i vandali espulsi dalle città

A breve il Daspo non sarà un’esclusiva dei vandali dello stadio. L’iniziativa sulla sicurezza urbana è diventata un decreto, presentato dal ministro dell’Interno Marco Minniti e approvato dal Consiglio dei Ministri. Tante le novità in vista, nessuna buona per i vandali che vengono sorpresi nell’atto di rovinare una zona artistica della città.

La pena può variare in base alla gravità dell’azione. La multa può variare dai 300 ai 900 euro, accompagnata dall’allontanamento dalla città fino a 48 ore. Questo il minimo che può avvenire al primo reato, ma il giudice può decidere di punire i trasgressori con la disposizione del ripristino o riordino dei luoghi manomessi.

Ma il massimo della pena, per chi si rende protagonista più di una volta di un atto di vandalismo, è il Daspo urbano. Un’idea recuperata dal mondo dello sport, dove serve per riconoscere e (in teoria) evitare i soggetti che in passato si sono resi pericolosi. Un’iniziativa apprezzabile, che può aiutare i vandali a riflettere.

Di sicuro la strada dei lavori socialmente utili è quella giusta da percorrere. Soltanto capendo la difficoltà nel mantenere pulito un bene pubblico i nemici dell’ordine possono tornare a far parte della società. Apprezzando le bellezze artistiche di ciò che sta intorno a loro, e limitando gli “sfoghi creativi” o distruttivi agli ambiti in cui sono consentiti.

L’espulsione da una città per un periodo che può arrivare anche a quattro anni sarebbe un provvedimento storico. Eppure nei casi peggiori può non essere la soluzione migliore. Il rischio è vedere un vandalo trasferirsi in un’altra zona e continuare con le proprie azioni. Il problema dovrebbe essere risolto alla base, insegnando il valore degli oggetti pubblici. L’educazione non è per tutti: bisogna saper educare e sapersi lasciare educare. Capacità sempre più rare.

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